Archive for febbraio, 2010

In attesa alla ASL

Secondo me ho la calamita. Oppure io ci faccio caso e altri no.

In attesa di fare l’accettazione alla ASL la sciura si avvicina a me per lamentarsi del fatto che appena arrivato il suo numero lo sportello ha chiuso. La guardo sorridendo e come nella migliore tradizione italiana le dico: “Signora cosa ci vuole fare? Bisogna avere pazienza.”
In tutta risposta mi sento dire che lei ha premura, ma solo perché deve andare a tenere compagnia a Gesù.
Ingenuamente penso che si tratti del solito pensiero pessimista che nasce spontaneo quando si invecchia e cerco di sdrammatizzare con un bella risata e un “addirittura”. E invece, come al solito avevo capito male!
La sciura intendeva veramente che doveva andare a tenere compagnia all’Altissimo. Specifica che sono 18 anni che va a tenere compagnia a Gesù dalle 12 alle 13 ogni singolo martedì e mercoledì, e che stavolta aveva avvisato la sua amica che forse avrebbe fatto tardi, ma insomma sono già le 12,15…

Rimango basita (1). “Signora io credo che Gesù la aspetterà. Lui dovrebbe saperlo che lei è dispiaciuta di essere in ritardo, ma non credo che si offenda”. Insomma, non voglio essere blasfema o altro, ma fino a prova contraria a tenere compagnia all’Altissimo ci si può andare quando si vuole, non è che se ne va o si sposta da un’altra parte.

La sciura ovviamente fa una faccia un po’ triste, perchè – di nuovo – sono 18 anni che ci vado tutti i martedì e mercoledì. Sono brava eh??”

Rimango basita (2). Mi ha veramente chiesto di farle i complimenti perchè va a tenere compagnia a Gesù tutti i martedì e mercoledì etc. etc. etc.? Non ci posso credere. Io i complimenti non glieli faccio, ecco.

E continua: “Certo, mi piacerebbe che andassero anche i giovani, ma ormai i giovani non hanno più Fede…” E mi guarda, con quella faccia spaventosa, quella del “ma tu ci vai a messa tutte le domeniche?”

Rimango basita (3) Mi sta per giudicare.

Giuro che non volevo. Ma è successo. Ho abboccato all’amo, e sono partita dicendo che non è tanto questione di Fede, ma di situazioni poco gradevoli, di discorsi antiquati, di essere un po’ retrogradi…

E per una volta un intervento Divino mi salva. Il campanellino trilla ed è il turno della signora. Le indico lo sportello aperto e lei fugge, praticamente senza nemmeno salutare. Ma io non mi offendo: ha fretta, non si può far aspettare troppo il Signore.

P.S. come darle torto sul non voler stare troppo alla ASL? La sala d’attesa era di una tristezza devastante.

Italian Version

Mi prendo due minuti due per buttare giù quello che ho in testa, che è tutto il giorno che sto davanti al pc e ogni tanto la supercompagnia di Twitter mi fa fare qualche riflessione.

Perchè può anche essere vero che se scrivi più di 5 tweet al giorno “hai bisogno di farti una vita”, o come era il famoso tweet di Severgnini su cui si è scatenata una pioggia di polemiche.

Ma è vero anche che nell’ammasso di parole che viaggiano sulla rete ci sono cose che ogni tanto non sono sotto gli occhi di tutti.

Ci sono pensieri ed espressioni mentali, riflessioni che valgono la pena di essere lette.

Nel caso specifico si tratta di uno dei più famosi blog d’Italia, quindi inutile dire che non è sotto gli occhi di tutti. E con tutti intendo quelli che navigano sulla rete. Non conosco le statistiche ma posso lanciarmi in un azzardo: secondo me  queste persone sono numericamente surclassate dalla banda di pecoroni che guardano la televisione: vedi pomeriggio di Canale 5 o magari il tg4. Questo è l’articolo a cui mi riferisco. Si parla di come l’Italia sia divisa in due: quelli che vedono le loro vite rovinate e quelli che ridono pensando a quanto potranno approffitarsi delle rovine altrui. Qui il link all’articolo.

Oltre a questo, al continuo passaparola che si stabilisce tra le persone, c’è effettivamente la possibilità di leggere alcune perle pensate e postate, cose che non potranno circolare a meno che non si conosca la persona che le ha pensate, e soprattutto non si potranno far conoscere a meno che non si abbia un bacino di utenza gigantesco.

Dedico queste due righe, scritte male e di getto, a @Twittolo (), che oggi mi ha fatto sorridere amaramente. E vi passo una sua personale rivisitazione della Costituzione Italiana. Pensateci su.

Pesi morti

Era tanto che non mi svegliavo giù di tono.

E non voglio che mi succeda per un altro bel po’.

Quindi adesso scarico dietro di me tutti i pesi morti.

Sappiatelo, che certe cose vanno sapute.

E buongiorno a tutti.

estensione dello spazio

vai con il desktop esteso. mi sento fighissima!

Stabilità

È incredibile come si riesca a cambiare umore in poco tempo.
Per me spesso ne basta pochissimo. Sono lunatica, umorale, soffro di violentissime settimane di sindrome premestruale e volendo posso anche definirmi un po’ meteoropatica.

Ma è verità inconfutabile che alle volte ti entrano nella vita delle persone che ti fanno stare meglio, e spesso sono quelle che meno ti aspetti.
Attenzione! Non sto parlando della solita cottarella che ti colpisce, magari all’inizio della primavera. No. Mi riferisco a persone che a un certo punto ti aspetti che durino più di una notte e un giorno: amici.
Ho ricominciato da zero tante volte. E tante volte ho fatto fatica. Però poi arrivi a un punto in cui il microcosmo che sei riuscito a costruire sudando sette camicie ti fa sentire stabile. E sei felice, perché da qualche parte qualcuno che ti accolga quando sei in caduta libera ce l’hai. E perché non ti costa uno sforzo immane esserci per quel qualcuno che magari potrebbe essere in caduta libera.

Stasera mi sento di dedicare queste due righe alle persone che mi sono vicine da tanto e a quelle che mi stanno accanto da un po’ meno, ma molto intensamente. Spero che sappiate che mi riferisco a voi quando leggerete.

Buonanotte.

Cammino allegra e felice

Ieri sono tornata da un giorno di trasferta a casa per trovare parents e amici. Sono scesa dal treno alle 18 e ho pensato di fare una passeggiata per tornare a casa. Faceva freddino, ma tanto ho il passo svelto e mi riscaldo strada facendo.

Ed è stata una splendida idea! Mi guardavo in giro e vedevo un sacco di scene belle, di persone contente, di bambini che giocavano. E sorridevo, felice.

Ecco la principale canzone della colonna sonora della mia passeggiata.

Hanging By A Moment
I’m desperate for changing
Starving for truth
I’m closer to where I started
I’m chasing after you

I’m falling even more in love with you
Letting go of all I’ve held onto
I’m standing here until you make me move
I’m hanging by a moment here with you

Forgetting all I’m lacking
Completely incomplete
I’ll take your invitation
You take all of me now

I’m falling even more in love with you
Letting go of all I’ve held onto
I’m standing here until you make me move
I’m hanging by a moment here with you

I’m living for the only thing I know
I’m running and not quite sure where to go
And I don’t know what I’m diving into
Just hanging by a moment here with you

There’s nothing else to lose
There’s nothing else to find
There’s nothing in the world
That can change my mind

There is nothing else
There is nothing else
There is nothing else

I’m desperate for changing
I’m starving for truth
I’m closer to where I started
I’m chasing after you

I’m falling even more in love with you
Letting go of all I’ve held onto
I’m standing here until you make me move
I’m hanging by a moment here with you

I’m living for the only thing I know
I’m running and not quite sure where to go
And I don’t know what I’m diving into
Just hanging by a moment here with you

Just hanging by a moment
Hanging by a moment
Hanging by a moment
Hanging by a moment here with you

GRAZIE TRENITALIA (per le gigantesche risate che mi fai fare ogni tanto)

Trenitalia è sempre fonte di grande ispirazione.
Incredibilmente non parlo della società e degli indicibili ritardi e disagi a cui normalmente sottopone i suoi clienti.
Parlo dei suddetti clienti e delle stranezze che si possono incontrare prendendo treni il sabato alle 16 di pomeriggio (per spiegarmi: il sabato alle 16 non è proprio un orario da pendolari).

Stavolta è il turno della signora con trolley che cerca il suo posto. Come qualcuno sicuramente saprà non si può dire che i treni abbiano dei corridoi molto larghi: sono calcolati sulla larghezza delle spalle di un ragazzino macilento di una decina di anni al massimo. Quindi il momento in cui si cerca di arrivare al proprio posto è normalmente quello in cui bisogna armarsi di santa pazienza e attendere che le persone davanti a te riescano a disincastrare il trolley, trovino il posto, se sei sfigato facciano alzare il furbo senza prenotazione, sistemino il trolley e si siedano.

Oggi il treno è vuoto e c’è calma; ma la rimbambita di turno non può mancare! Cammina trascinandosi il suo trolley nell’esiguo spazio del corridoio e guarda in direzione dei numeri di posto un po’ confusa. Su una carrozza pressoché deserta OVVIAMENTE battezza il mio posto come suo. Vi riporto come è andato circa il dialogo:
Signora – ah sono stanchissima, poi di questi posti non si capisce niente -
Io – ma signora, in realtà stava guardando bene. I posti, vede (indicando) sono segnati lì sopra – e sfodero il mio miglior sorriso, neanche troppo finto.
Signora – oh. – e fa finta di capire – ha ragione signorina. Sia gentile, riesce a dirmi dove mi devo sedere io? – e mi porge il biglietto.
Io – certo. Lei ha il posto numero 16. È più indietro -
Signora – come più indietro? Vuol dire che devo cambiare binario?-
Io – binario? No signora. Lei è sul treno giusto e sulla carrozza giusta. Deve solo tornare più indietro nell carrozza e troverà il suo posto -
Signora- ma come fa ad essere più indietro? Devo cambiare binario? -
Ma accidenti alla miseria! Ma gli storditi devono capitate sempre a me?!?
Io – no, non deve cambiare binario. Deve solo tornare più indietro nella carrozza! -
Signora – sa cosa le dico? Io sono distrutta e me ne rimango qui -
Ma no, cavolo! Quello lì è il mio posto! Ma proprio lì devi fermarti?
Io – signora facciamo così – sorriso a 175 denti – io le porto la valigia e le mostro il suo posto, così è seduta giusta e non ci sono problemi -
Signora – quindi lei pensa che il mio posto sia più indietro… -
Io – non è che lo penso. Sono sicura! -
È abbastanza inutile che stia qui a dilungarmi sul dialogo. Vi basti sapere che la conversazione è andata avanti per un altro paio di minuti e che le parole ricorrenti erano “più indietro”, “binario!” e “lei pensa che”.

Devo ammettere che mi sarebbe piaciuto poter scavare nell’infanzia della signora per poter capire quale problema le avesse causato il binario. Evidentemente qualcosa doveva essere successo, altrimenti non avrebbe mai ripetuto così tante volte quella parola.

E’ comunque vero che oggi mi sento di ringraziare Trentitalia, perchè certi soggetti si possono incontrare solo sui treni!

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.